Mostra RiFatto c/o ex uffici 1° piano, Stazione Ferroviaria, fabriano

In prima assoluta nazionale è l’apertura della Mostra RI-FATTO, dedicata all’omonima rubrica de Il Fatto Quotidiano, a cura di Matteo Maffucci e David Diavù Vecchiato, che presenta i luoghi d’Italia abbandonati, ecomostri e fantasmi urbani, rivisti e corretti dalla Urban Art, in un allestimento poster art site-specific, a cura di Lucia Bramati, che converte l’uso degli uffici RFI in locali espositivi.

In mostra le immagini dei 22 redazionali usciti in edicola il lunedì su Il Fatto Quotidiano www.ilfattoquotiano.it/rifatto.

Intervento di Matteo Maffucci e David Diavù Vecchiato

“Fate un esercizio: osservate con amore i nostri panorami italiani. Non vi fanno tristezza quegli edifici abbandonati che, di tanto in tanto, lasciano cadere pezzi di cornicione come a maledire le amministrazioni e i proprietari che li hanno lasciati marcire nel degrado?

Pensiamo a palazzi di importante valore storico in rovina come Palazzo Nardini nel cuore di Roma, alle ex-colonie in abbandono, come quelle di Massa e Giulianova, agli ex mattatoi come quello di Imola, ai paesi fantasma come quello ‘dei balocchi’ di Consonno, o alle tante ville storiche,  ospedali e strutture carcerarie abbandonate. Ma anche agli innumerevoli ruderi industriali, la LEO sulla Tiburtina a Roma, la ex-Sarom a Ravenna, le ex fonderie dell’Ansaldo di Genova o l’ex Italsider di Bagnoli a Napoli, tanto per citare a caso tra le migliaia di aree industriali dismesse.

E non vi indignano quegli ecomostri costruiti senza gusto né coscienza dai padroni del mattone, schifezze estetiche, spesso incomplete, che da sole testimoniano l’inadeguatezza, e molte volte la corruzione, di chi amministra questo Paese? Milioni di fantasmi e mostri urbani che reclamano il loro posto nelle nostre vite e che spesso noi stessi ignoriamo, pur passandoci davanti tutti i giorni, tanto per non dover pensare ad un problema in più.

Ci pensiamo noi allora. Abituati ad attraversare l’Italia in lungo e largo ed essendo entrambi coinvolti nell’Urban Art, uno artista visivo e l’altro appassionato e collezionista, ci siamo ritrovati spesso a discutere dell’architettura urbana e dei suoi ‘bubboni’ e di come risponde l’arte urbana, con l’intento di diffondere bellezza.

Avete fatto mai caso a quei tizi che vanno in giro a dipingere palazzi, meglio ancora se abbandonati e degradati, e arrampicati su ponteggi e bracci elevatori realizzano murales che riempiono centinaia di pagine instagram, facebook e di blog?

Sono gli urban artist, pittori spesso quotati ed esposti in musei e gallerie eppure disposti a dipingere pezzi di città per il puro gusto di farlo. Sono loro ad aver ritrovato il ruolo sociale dell’artista, ora di nuovo in grado di arricchire culturalmente la crescita dei giovani, di migliorare la vivibilità delle città, di stimolare relazioni sociali. 

Allora, perché non focalizzare l’attenzione di questi artisti proprio sugli edifici orribili o degradati italiani, ci siamo chiesti. Prendiamo un mostro urbano a settimana, ne inviamo ad un artista immagini e informazioni e gli chiediamo come lo dipingerebbe. Lo “ri-facciamo” e ne mostriamo il risultato ai lettori de Il Fatto Quotidiano, il giornale che ha immediatamente accolto con entusiasmo la nostra proposta di rubrica nata nel settembre 2014 sulle pagine dell’edizione del lunedì.

Se rifare il trucco a questi eco-mostri ed eco-fantasmi attraverso un bozzetto grafico non è certo la soluzione definitiva, può essere comunque un pretesto per renderlo di dominio pubblico e per discutere della sua sorte.

Ora il progetto Ri-Fatto, grazie al PopUp! Festival, è anche una mostra che ci permette di mostrare da vicino al pubblico dello storico festival di Street Art italiano gli interventi che 23 artisti hanno proposto su altrettanti luoghi.

Come dichiarò al New York Times nel luglio del 1971 Taki 183, uno dei primi writer newyorkesi, parlando dei suoi graffiti: è qualcosa che sentiamo di dover fare. Soprattutto perché sappiamo che ciò che è necessario è anche possibile.”