TERESA SDRALEVICH, PAPERWALLPAPER, istallazione poster c/o Ex Convento San Francesco.

Istallazione/azione site specific di Poster Art. L’affichisme nel senso più nobile e profondo, attraverso lavori squisitamente politici, di matrice sociale o culturale. Live silkprinting by Teresa Sdralevich, serigrafie, stampa “in diretta” e distribuzione.

Lo sguardo nella città. Arduo, se non impossibile, scoprirne il senso, decifrarne il valore nel guazzabuglio dello spazio urbano. Percezioni come polveri sottili a vagare impazzite tra i labirinti della comunicazione. (…) Allora un semplice manifesto per strada può aprire luoghi franchi di riflessione, dilatando il tempo della consapevolezza logorata. Tutto questo Teresa Sdralevich l’ha scoperto quasi casualmente 14 anni fa durante l’esame di ammissione alla Scuola di Grafica di Bruxelles. (…) Attraversata da una passione nitida, sagace, dirompente, ha esplorato il senso più nobile e profondo dell’affichisme, scandagliandone le potenzialità tecnico artistiche e disvelando l’impossibilità di separare tra i suoi lavori quelli squisitamente politici da quelli di matrice sociale o culturale. (…) Un’onda creativa multiforme la sua, sospesa tra pagine e muri, palizzate e copertine, che la vede anche illustratrice per il giornalismo e l’editoria per ragazzi, o ideatrice di progetti di reinvenzione dello spazio urbano. (…)
Le opere di Teresa Sdralevich sono come frecce che continuano a colpire il bersaglio anche una volta giunte.

Sullo spazio urbano
Spesso si parla di spazio urbano in termini di dovere del cittadino o come responsabilità del grafico di rispondere a certi standard di leggibilità e di democraticità, ma si omette di dire che lo spazio per i manifesti di pubblica utilità si riduce sempre di più a causa degli enormi monopoli di alcune società che controllano le affissioni, gli arredi urbani e addirittura la musica che ascoltiamo (è il caso di Clear Channel negli Usa). Così manca la possibilità di un atto che sia di protesta, di informazione, o anche di pura decorazione della città da parte dei comuni cittadini. E anche nel caso in cui la singola persona riesca a produrre un manifesto in grande quantità, l’eventualità di renderlo visibile è veramente molto esile. (…)
Credo che finché ci saranno le città i manifesti sopravviveranno.(…)

Sul manifesto, il lavoro, le idee
In diversi casi mi autoproduco, ma nello stesso tempo questo è il lavoro di cui vivo, perciò realizzo poster che hanno una matrice comune.(…) Continuo comunque a riservarmi uno spazio tutto mio, associato al puro piacere di avere un’idea e di realizzare subito il manifesto, fino a stamparlo io stessa in serigrafia, a incollarlo per strada, a distribuirlo in una manifestazione.(…)
Non credo si possa vivere senza una spinta ideale. È questo il meccanismo che mi spinge ad agire. Tutto nasce dall’indignazione. E questo mi porta a incontrare, eventualmente, una rete di azioni collettive. Ci sono persone che organizzano petizioni, altre manifestano, scrivono, o fanno parte di associazioni: io faccio manifesti perché «le sursaut de la conscience» prende nel mio caso una forma grafica, si esprime in idea visiva.(…)Dal momento in cui ho iniziato a esprimere certe idee per immagini, le mie convinzioni si sono man mano chiarificate, rafforzate, e ho maturato una direzione sempre più radicale.(…)
Ma il bello di questi lavori è che sono fatti per essere letti, commuovere e suscitare reazioni diverse da quelle che posso avere io, altrimenti non sarebbe intrigante.

Sull’essenzialità (…)
In parte è una mia tendenza, concepisco la semplicità come una conditio sine qua non di un’immagine, nello stesso tempo però è un obiettivo che richiede un lungo processo di eliminazione del superfluo. Dunque è qualcosa cui arrivo lavorando. E talvolta non lavorando, ossia lasciando decantare le idee. Così, rivedendo i miei lavori, a volte mi accorgo di non essere andata abbastanza lontano. Ciò che mi aiuta è l’ossessione di voler sempre lavorare su una singola idea. Non mi interessano le sovrapposizioni di significato – anche se sono benvenute le letture multiple – ciò che conta è che la forma e la composizione siano rette da un’idea forte, essenziale.

(Teresa Sdralevich)
Tratto da Alias n° 1/3 Gennaio 2009
articolo di Maria Grosso