OZMO, M-CITY, RUN, Mural c/o Ex Caserma San Martino, Ancona.

Il grande murales in piazza Oberdan al centro della città di Ancona (30 metri di altezza per 50 di lunghezza), dipinto dal pisano Gionata Gesi in arte Ozmo, dallo stencil artist polacco M-City e dall’anconetano Run, rientra nel progetto “Parlo col Muro” del festival Pop Up! edizione 2008.
Le superfici grigie e mute della città, ingombranti o ignorate, visibili o invisibili, segno dello sviluppo urbano, prendono vita. Si fanno libro o fumetto, manifesto o semplicemente tela, su cui grandi artisti internazionali danno voce al proprio individuale istinto creativo. Ancona mostra così il suo spirito contemporaneo allineandosi con le più grandi città europee, offre ai suoi cittadini, ospiti e viaggiatori, l’occasione di godere e fruire in piena libertà di opere artistiche a cielo aperto, tra case, strade e mare. In una dimensione democratica, colori, sensazioni e messaggi vivono tra la gente e per la gente di questa città.

Il wallpainting che colora la facciata dell’Ex Caserma San Martino è stato realizzato parzialmente dal vivo. Illuminati dai riflettori durante il Pop Up! The Party, evento ufficiale del festival, Ozmo, M-City e Run hanno ultimato quest’enorme parete, in cui i colori sgargianti del primo incontrano la modularità architettonica del secondo e le iconografie sacre del terzo. L’opera è parte del paesaggio urbano, che l’intervento artistico ha riqualificato a livello estetico e caricato di nuovi ruoli e significati; è l’arte quindi a donare ai non-luoghi di Marc Augè lo status di luoghi.

In particolare, Ozmo realizza una Madonna con Bambino di 17 metri di altezza con i volti capovolti (di cui si trova una versione ridotta in acrilico su pvc al Museo del Novecento di Milano). L’opera è stata erroneamente interpretata come qualcosa di blasfemo ma, come racconta Ozmo stesso, «sicuramente in quello che faccio c’è una vena sarcastica e dissacrante, ma a me non interessa scandalizzare il borghese o fare il personaggio. La scelta di rovesciare le teste mi ha portato a una durissima critica da parte della curia anconetana, ma c’è anche stato chi ha trovato l’opera contemporanea e religiosa leggendo nelle teste rovesciate la volontà di guardare nell’alto dei cieli in segno di rispetto e con ancor più intensità. Ed è un’interpretazione che mi è piaciuta molto. Amo molto quella Madonna e non ho mai avuto l’intenzione di essere blasfemo; quell’attacco sulla stampa inizialmente mi ha fatto sorridere, poi, riflettendoci, è successo esattamente quello che vorrei accadesse ogni volta che esco con un’opera. Quello che voglio è sì, creare uno shock, ma deve essere estetico; deve rappresentare un’opportunità per aggiornare il proprio punto di vista. Quello di cui parlava il filosofo armeno Georges Ivanovic Gurdjieff e quello che canta anche Battiato: attraverso uno shock, giungere alla creazione di stati di consapevolezza alterata».

Inoltre Ozmo ricerca sempre un dialogo con il luogo in cui il dipinto va a inserirsi. Nel caso della Madonna con Bambino la fonte di ispirazione è stata proprio un’opera rinascimentale di Lorenzo Lotto, conservata alla Pinacoteca di Ancona.

L’intervento artistico nel suo complesso dipinto a tre mani da Ozmo, M-City e Run intendeva e intende tutt’ora restituire dignità a un luogo abbandonato nel centro storico di Ancona (un cantiere a cielo aperto in degrado) e offrire un’occasione di riflessione su come riqualificare una zona della città. Piazza Oberdan grazie all’operazione artistica, senza alcuna pretesa educativa né profanatoria, è ora un luogo molto apprezzato dai cittadini e riconosciuto nel mondo artistico internazionale (valore artistico attestato anche dalla presenza dell’opera in pubblicazioni di prestigio) perché è un’immagine improvvisa, una visione di colore indelebile evocativa, di potenza estetica e di bellezza.

La questione non è infatti centrata sul tema della rappresentazione, quanto sull’idea che l’arte, obbligata ad esprimersi in libertà, possa nutrire le coscienze e stimolare nuove possibilità di pensiero. L’esempio di Piazza Oberdan, così come molti altri a livello nazionale e internazionale, potrebbe essere il simbolo di un atteggiamento costruttivo orientato alla difesa della contemporaneità contro ogni tipo di sterile censura. Critici d’arte, sociologi, economisti della cultura, artisti, nonché il Vescovo di Ancona e il Sovrintendente dell’epoca, dal 2008 ad oggi hanno speso parole e pensieri in merito all’opera che per la sua potenza espressiva e comunicativa evoca riflessioni e moti interiori. L’opera, in grado di generare ancora dibattito a distanza di anni, rivendica con forza la sua presenza in città.